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Parliamo dell’elisione

  Tags: Spelling | Italian
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numerodix
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 Message 1 of 9
04 March 2011 at 5:06pm | IP Logged 
Mi pare una cosa opportunistica, almeno in parte.

Secondo alcuni[1], sono questi i casi dove l'elisione è d'obbligo:

l'uomo (maschile)
l'ipotesi (femminile)
un'ipotesi (femminile)

Poi, quando si compone una preposizione composta, questi non cambiano, dunque all'uomo e dell'ipotesi...

Comunque, non mi sono convinto. Scommetto che ho visto molti casi di "una" come articolo. Proviamo col Google, lo imposto a mostrarmi risultati in Italiano.

"un'ipotesi": 296.000 casi
prima pagina: Ipotesi - Wikipedia[2] (sembra credibile)

"una ipotesi": 764.000 casi
prima pagina: FINI: UNA IPOTESI IO LEADER DEL FUTURO CENTRODESTRA[3] (non so chi sia questo Fini, ma pare che non sia stato lui a dirlo, questo è il titolo scelto nell'articolo sulla sua dichiarazione)

Poi ci sono molti altri casi, come visto nel [1], ma fermiamoci per ora a fare un po' di chiarezza.

---

[1] http://grammatica-italiana.dossier.net/grammatica-italiana-0 2.htm (bisogna scrollare)

[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi

[3] http://www.asca.it/news-FINI__UNA_IPOTESI_IO_LEADER_DEL_FUTU RO_CENTRODESTRA-995787-ORA-.html
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biagio
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 Message 2 of 9
04 March 2011 at 8:31pm | IP Logged 
Se non sai chi è Fini, non ti sei perso niente, fidati.

Quanto all'elisione, dipende molto dall'orecchio e temo che per un non madrelingua la cosa sia molto complicata.
Siamo nel campo delle sfumature, puoi decidere se elidere o no solo se hai una estrema padronanza della lingua (bada bene che mi sto riferendo solo all'articolo indeterminativo).

Naturalmente questa è solo la mia opinione.
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22atropos
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 Message 3 of 9
05 March 2011 at 6:43pm | IP Logged 
>Mi pare una cosa opportunistica[N1], almeno in parte.
>Secondo alcuni[1], sono questi i casi dove l'elisione è d'obbligo:

Le elisioni si usano per rendere più fluide/scorrevoli le espressioni.
E' vero, ci sono alcuni casi in cui le elisioni sono obbligatorie, ma
l'omissione di un elisione, anche nel caso peggiore, genera una
scrittura che, pur potendo essere molto buffa, non può essere chiamata
"errore" nel senso che si attribuisce a questa parola.

L'opportunità delle elisioni nasce da fattori molto complessi, legati
alla fonetica, che è arte difficile. In alcuni casi l'elisione è
facoltativa, è solo una questione di stile/gusto. E' arduo mettere ordine
in questo campo, che meno di tanti altri è regolato dalla logica.
Bisogna rassegnarsi a compilare liste di parole ed espressioni, come hai
constatato tu stesso consultando la rete.

Per descrivere quanto la mancanza di un'elisione sia sgradevole, o quanto
ne sia gradevole la presenza, occorrerebbero molte parole e molte ripetizioni.
Allora cercherò di offrire un contributo usando la seguente scrittura abbreviata,
una specie di agreeableness scale


SCALA DI GRADEVOLEZZA

In una scala da 0 a 10, la gradevolezza di un'elisione sarà contrassegnata da
{gX} (gradevolezza X).
Un'elisione {g10} è "obbligatoria" (altamente gradevole o consigliabile).
Un'elisione {g0} è "proibita" (altamente gradevole o sconsigliabile).

Ad esempio "d'accordo"{g10}, "di accordo"{g0}, "gli amici"{g10}, "gl'amici"{g0}.

Se un'elisione è poco gradevole, ma potrebbe essere gradevole se usata nella
letteratura per particolari motivi di enfasi, aggiungerò un /l, cioè {gX/l}.
Esempio: "m'accompagna"{g5/l} significa mediamente gradevole, ma può essere
gradevole in letteratura

Se un'elisione è poco gradevole, ma si trova spesso usata nella letteratura
antica ('800/'900), aggiungerò un /la, cioè {gX/la}.
Esempio: "perch'io"{g2/la} significa molto poco gradevole, ma era ritenuta
gradevole nella letteratura antica

Se un'elisione è poco gradevole, ma potrebbe essere gradevole se usata nella
letteratura per particolari motivi di enfasi oppure se si trova spesso usata
nella letteratura antica, aggiungerò un /l/la, cioè {gX/l/la}.
Esempio: "ch'io"{g3/l/la} significa molto poco gradevole, ma potrebbe esserlo
in opere letterarie ed era ritenuta gradevole nella letteratura antica.
("ch'io" è per il famoso "ch'io sia dannato")

I valori X fortemente soggettivi, cioè proposti da me e non necessariamente
conformi alla regola, sono contrassegnati con ~
Sostanzialmente ~ significa "a mio parere", "la mia opinione è che"
Esempio: "quest'istanza"{g10}{~g7}, "questa istanza"{~g10}.
Questo significa che la regola generale (->{g10}) è scrivere "quest'istanza" ma
a me non suona tanto bene (->{~g7}). Mi suona meglio, almeno in molte occasioni,
"questa istanza" (->{~g10})


Farò l'ipotesi semplificativa che la scala di gradevolezza sia applicabile allo
stesso modo sia allo scritto che al parlato. Non è sempre vero, ma credo che sia
un'approssimazione lecita.

Per tua comodità seguirò più o meno lo schema della pagina web che hai segnalato
in [1]


Si usa l'elisione con:

(a)
gli articoli lo, la:

Si elidono davanti a vocale

"l'uomo", "l'ostaggio", "l'aquila", "l'abitudine", "l'elisione", "l'unità"
sono tutte elisioni {g10}

"lo uomo", "lo ostaggio", "la aquila", etc. sono tutte {g0}

ATTENZIONE: Davanti a parole che cominciano per "ie" l'elisione è un vero e
proprio errore. Infatti il gruppo "ie" (pronunciato come in yet, yes) è
considerato una semiconsonante, cioè un suono che potrebbe provenire da un antico
"g" (come jet):

"l'iena"{errore}, "la iena"{corretto} (hyena)


(b)
l'articolo indeterminativo femminile singolare una.

Si elide davanti a vocale:
"un'amica", "un'esigenza", "un'isola", "un'orda", "un'upupa" (hoopoe),
"un'unghia" sono {g10}

Tuttavia si rileva statisticamente che nel 50% dei casi si omette l'elisione:
"una esigenza"{~g8}, "una estremità"{~g8}

La percentuale è ancora più alta se la parola comincia con "i" (Vedere
in chiusura di questo scritto)

"una idea"{~g8}, "una ipotesi"{~g8}, "una ignomìnia"{~g8}


(c)
l'articolo femminile plurale le

Si elide, talvolta, solo davanti a parola che comincia per "e", ma non
a parola che abbia il plurale uguale al singolare. Perciò:

"l'eliche"{g4}, "le eliche"{g10} (singolare elica, plurale eliche)
"l'ingenuità"{g0}, le ingenuità" {g10} (singolare ingenuità, plurale ingenuità)

A mio parere, in questo caso (c) è meglio non elidere mai al plurale.


(d)
le preposizioni articolate composte da lo, la:

"all'aria", "dall'Africa", "all'estremità", "nell'isola", "sull'insalata",
"dell'ovile", "dell'uovo", "dell'unità" sono {g10}

"alla aria", etc. sono {g0}


(e)
questo-a, quello-a, bello-a, grande, buona, santo-a

Si elidono davanti a nomi che cominciano con vocale:

"quest'uomo", "quell'arma", "bell'asino", "bell'imbecille", "buon'anima" sono {g10}
"quest'asino", "quell'epoca" sono {g10}
"sant'Orsola"{g10}, "santa Orsola"{~g7}
"sant'Anna"{g10}, "santa Anna"{g0}
"grand'olmo"{g10}{~g10/l}, "grande olmo"(~g10) (big elm)

"quest'istanza"{g10/}{~g7}, "questa istanza"{~g10}. Secondo me "quest'istanza" non
suona (uso "suona" anche per lo scritto) tanto bene perché crea una sequenza di
di "..st'ist..nz. La pausa introdotta dall'assenza di elisione può invece
rompere questa sequenza. La differenza è comunque minima.

Lo stesso vale per "quest'eccezione"{g10}{~g7}, "questa eccezione"{~g10}.
"quest'eccezione" produce una carovana di consonanti (st'.cc..z..n).
Anche in "quest'occasione" il problema è lo stesso, pur se in misura minore,
perché "..sio.." è più levigato (smooth) di "..zio..", cioè la sequenza di
consonanti è meno pronunciata. La differenza è comunque minima.


(f)
come e quanto

Si elidono con il verbo essere:

"com'è"{g10}, "come è"{~g7}.
"Come è" in certi casi appare più nitido.

"quant'è"{g10}, "quanto è"{~g10}


(g)
varie espressioni idiomatiche:

"a quattr'occhi"{g10}, "A quattro occhi"{g0}
"l'altr'anno"{g10}{~g10/l}. Meglio "l'anno scorso"
"senz'altro"{g10}

ATTENZIONE, "senz'altro" è idiomatico qui:
"Verrai domani?" "Senz'altro! (By all means/of course/I'll certainly come)"
Ma non qui:
"L'uomo uscì senza altro aggiungere" o "senza aggiungere altro"

    
(h)
le particelle pronominali mi, ti, si, vi, ne, lo, la:

Si elidono davanti a vocale:

"m'accompagna"{g10}{~g10/l}, "mi accompagna"{~g10}
"t'aspetto"{g10}{~g10/l}, "ti aspetto"{~g10}
"s'allontana"{g10}{~g10/l}, "si allontana"{~g10}
"v'esalta"{g10/l}, "vi esalta"{~g10}
"m'ama"{g10}{~g10/l}, "mi ama"{~g10}
"l'intende"{g10}, "lo/a intende"{~g10}

"M'ama" suona letterario/poetico. Le elisioni, specie con queste particelle
pronominali, hanno perso forza nel tardo '900. Negli scritti della prima metà del
'900 se ne trovano di più. Comunque con l'elisione non si sbaglia.

Con questi monosillabi l'elisione è più gradevole quando la vocale iniziale della
parola seguente è la stessa, con qualche eccezione:

"t'importa"{g10}, "s'impunta"{g10}, "ti irriti"{g10}, "t'irriti"{g5}

Invece:
"ti ascolta"{g10}, "t'ascolta"{g6}, "mi isola"{g10}, "m'isola"{g4/l}
    
Oppure quando al monosillabo segue una altro monosillabo che inizia con la stessa
vocale: "ce l'ha messa tutta"{g10}, "ce l'ha fatta"{g10}.
In questo caso l'elisione è, direi, obbligatoria. Ma questo vale solo se la vocale
che segue il monosillabo è atona, cioè se non ha accento. Se invece ha l'accento
non si può elidere:
"Le è piaciuta la cena?"{g10}, "l'è piaciuta la cena?"{g0}


(i)
la preposizione di:

"d'aria", "d'orzo", "d'estro" sono {g10}
"di aria", "di orzo", "di estro" sono {g5}
"d'accordo", "d'epoca", "d'oro" sono {g10}

L'elisione è facoltativa davanti a un verbo:
"d'essere" o "di essere" sono {g10}
"d'avere" o "di avere" sono {g10}

ATTENZIONE: Davanti a parole che cominciano per "ie" l'elisione è un vero e proprio
errore. Infatti il gruppo "ie" (pronunciato come in yet, yes) è considerato una
semiconsonante, cioè un suono che potrebbe provenire da un antico "g" (come jet):

"d'ieri"{errore}, "di ieri"{corretto}


(l)
la particella pronominale ci (noi, a noi)

Si può elidere soltanto davanti a "e" ed "i":

"c'esprime"{g1}, "ci esprime"{g10}, "c'indicò"{g7}, "ci indicò"{g10}
"c'estromise"{g3}, "ci estromise"{g10}


(m)
l'avverbio di luogo ci (qui)

Si elide davanti a "è": "c'è"{g10}, "ci è"{g10/la}


(n)
pronome e articolo gli

Si elide soltanto davanti a parola che comincia per "i":
"gl'indicai"{g5/l/la}, "gl'inglesi"{g5/l/la}
"gli indicai", "gli inglesi" sono {g10}

Non si può dunque scrivere, anche perché impronunciabile:
"gl'amici", "gl'uomini", "gl'esperti". Sono tutti {g0}


(o)
la preposizione da

Si elide solo in poche locuzioni avverbiali:
"d'altronde", "d'altra parte" sono {g10},
"d'ora in poi"{g10}, "da ora in poi"{~g10}

Le seguenti forme sono veri e propri errori:
"casa d'affittare", "merce d'asportare", "merce d'esportare"
che vanno corrette in: "casa da affittare", "merce da asportare", "merce da esportare"


(p)
la congiunzione ché e i suoi composti

Sebbene sia parola accentata, si può elidere:

"ch'io"{g3/l/la}, "che io"{g10/l/la}
"perch'io"{g2/la}, "bench'io"{g1/la} (dal 1820 al 1930 circa)
"perché io"{g10}, "benché io"{g10}
"affinch'io"{g0}, "affinché io"{g10}


Da ricordare che uno e buono davanti a parola maschile non si elidono
ma si troncano: un uomo, buon uomo


---

>Comunque, non mi sono convinto. Scommetto che ho visto molti casi di "una" come
>articolo. Proviamo col Google, lo imposto a mostrarmi risultati in Italiano.

>"un'ipotesi": 296.000 casi
>prima pagina: Ipotesi - Wikipedia[2] (sembra credibile)

E' credibile. L'articolo di Wikipedia è ottimo. "Un'ipotesi" è la scrittura
corretta.

>"una ipotesi": 764.000 casi
>prima pagina: FINI: UNA IPOTESI IO LEADER DEL FUTURO CENTRODESTRA[3]
>(non so chi sia questo Fini, ma pare che non sia stato lui a dirlo, questo
>è il titolo scelto nell'articolo sulla sua dichiarazione)

"Ipotesi" è femminile, quindi l'articolo indeterminativo "una" dovrebbe essere eliso e
si dovrebbe scrivere "un'ipotesi". Tuttavia questa regola sull'elisione dell'articolo
femminile "una" viene violata, secondo alcuni, nel 50% dei casi, e di più se la
parola comincia con "i".

Tu hai trovato una percentuale di (circa) 100 * 764 / (764 + 296) = 72% che sembra
confermare il dato di cui sopra.

Perché questa regola viene violata?

Si potrebbe supporre che lo scrittore dell'articolo percepisca "un'ipotesi" come
scrittura troppo casalinga/familiare. Per qualcuno mettere un apostrofo, soprattutto
all'interno di un titolo, potrebbe significare degradarlo un po'.
Perchè in certi cartelli che si vedono in alcuni film americani si legge "DO NOT
TRESPASS" e non "DON'T TRESPASS"? Perché i titoli dei libri inglesi/americani sono
tipo "Network Analysis and Synthesis"? Per dare importanza al titolo e quindi a
tutta l'opera, suppongo.

Tuttavia non credo che questa spiegazione sia quella giusta. Infatti "una ipotesi"
si può trovare anche all'interno di libri e articoli, non solo nel titolo.
La mancanza di elisione interessa anche altre parole.

Faccio un'ipotesi diversa.
Proviamo a leggere "un'ipotesi" facendo scorrere il tempo al rallentatore, non
importa se stiamo leggendo o parlando.
Allora, la prima lettera che arriva è la "u", poi arriva una "n", poi c'è
l'apostrofo, che è solo un grafismo, poi arriva la "i", poi la "p" e poi la "o".
Bene, a questo punto, al nostro cervello è arrivato "un'ipo".
Ora, il cervello, come tutti i sistemi fisici, funziona secondo il principio
della "causalità" (causality). Esso non può conoscere il futuro, cioè non può
sapere ciò che gli arriverà dopo (cioè "..tesi"). Poiché il cervello elabora
via via ciò che gli arriva, al momento che ha ricevuto "un'ipo", cioè circa un
secondo dopo l'inizio dell'emissione sonora, ma molto meno se stiamo leggendo,
potrebbe ragionare così "Questi mi stanno trasmettendo una parola maschile".

Infatti "un'ipo" è maschile.

Sfortunatamente questo tipo di ragionamento lo fa solo un cervello made in
Italy, quindi la percezione potrebbe essere difficile da parte di persone
abituate a considerare "neutre" le parole. Ma questo potebbe essere il punto.

Se scrivi "un'ipotesi", "un'idea", cioè se togli la "a", il tuo lettore non sarà
in grado per un certo tempo, per quanto breve, di capire se è in gioco una parola
femminile o maschile. Se togli la "a" hai che "un'ipo" è maschile come "un libro".
Tra l'altro anche "un'ipote" è maschile (confronta con "un n-ipote", a nephew).
Non basta: c'è l'aggravante che ipotesi termina con "i", e tutto ciò che termina
con "i" (ed "e") non è scopertamente femminile o maschile come ciò che termina
con "a" e "o". A persone MOLTO incolte, che per fortuna esistono ormai in misura
esigua, l'intera espressione "un'ipotesi" potrebbe sembrare maschile!

Dal punto di vista dello scrivente questo è inaccettabile, anche se forse
non ne ha egli stesso chiara consapevolezza. Per rendere più fluido il discorso
si toglie la "a" e si lascia al lettore la libertà di credere che stiamo
trasmettendo una parola maschile per poi correggere noi stessi all'ultimo
momento! No. Allora meglio scrivere "una ipotesi".

Ti sembra troppo fantasioso? Potrebbe esserlo. Ma queste spiegazioni si trovano
in studi di fonetica che io non conosco.

- Se avrò tempo scriverò qualcosa sul maschile e femminile nella lingua Italiana

- Nei prossimi giorni aggiungerò una nota al thread "basti pensare" (Fund for
the diffusion of subjunctive in the world)

--
(Hic) mala tempora currunt
--

[N1]
Solo per suggerirti che "opportunistica" potrebbe essere espresso meglio
da "utilitaristica", cioè basata sull'utilità (di rendere fluido il periodo).
O, meglio ancora, "stilistica" (che riguarda lo stile).
Un opportunista è un "Profittatore di situazioni o circostanze favorevoli,
anche se in contrasto con l'intima coerenza e dignità". We've got a lot of
them here. Need anyone? Help us! Get one for free!




Edited by 22atropos on 06 March 2011 at 5:35pm

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numerodix
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 Message 4 of 9
05 March 2011 at 10:06pm | IP Logged 
Dal punto di vista fonetico è logico.

Ho avuto l'impressione che l'elisione in generale è più comune negli scritti più vecchi che i moderni. (Per esempio Pirandello il quale sto leggendo proprio adesso è uno che li usa parecchio.) Avrei potuto aspettarmi il contrario, cioè che col andare del tempo i vari scrittori comincino a esperimentare con alcuni suoi piccoli cambiamenti. Invece sembra che i moderni sono più "regolari".

Edited by numerodix on 05 March 2011 at 10:08pm

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xander.XVII
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 Message 5 of 9
06 March 2011 at 7:19pm | IP Logged 
numerodix wrote:
Dal punto di vista fonetico è logico.

Ho avuto l'impressione che l'elisione in generale è più comune negli scritti più vecchi
che i moderni. (Per esempio Pirandello il quale sto leggendo proprio adesso è
uno che li usa parecchio.) Avrei potuto aspettarmi il contrario, cioè che col andare
del tempo i vari scrittori comincino a esperimentare con alcuni suoi piccoli
cambiamenti. Invece sembra che i moderni sono più "regolari".

L'uso del pronome relativo "la quale" come oggetto è rarissimo e veramente brutto da
sentire, "il/la quale" si usa soprattutto come soggetto(dove rende meglio del che
l'idea poiché permette di comprendere immediatamente il genere e numero) o come
complemento indiretto(per il quale, alla quale, col quale,insieme al quale etc).
Nel tuo caso il quale indica Pirandello che tu stai leggendo.
Ora pur essendo corretto il quale nel tuo caso dovrebbe essere sostituito con "che".
Perciò la tua frase "che lo stai leggendo".
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numerodix
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 Message 6 of 9
06 March 2011 at 7:27pm | IP Logged 
Non so se ho capito bene. Se invece scrissi "Per esempio Pirandello il quale ha detto che...", sarebbe come soggetto, giusto? In tal caso andrebbe bene o no?

Edited by numerodix on 06 March 2011 at 8:07pm

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xander.XVII
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 Message 7 of 9
06 March 2011 at 11:48pm | IP Logged 
numerodix wrote:
Non so se ho capito bene. Se invece scrissi "Per esempio Pirandello il
quale ha detto che...", sarebbe come soggetto, giusto? In tal caso andrebbe bene o no?

Si perché il quale è riferito al nome che precede il quale (in Italiano il relativo,salvo
con avverbi, segue sempre il nome cui si riferisce),cioè Pirandello.
In generale nel parlato è molto più diffuso quando il relativo intende o'l soggetto o
l'oggetto "che", mentre il quale è riservato ai complementi indiretti.
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numerodix
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 Message 8 of 9
07 March 2011 at 12:09am | IP Logged 
Nel caso di sopra avrei preferito usare "il quale" perché mi suona un po' brutto quando si usa varie volte "che" in successione:

- Per esempio Pirandello che ha detto che è fondamentale che i servi ubbidiscano ecc.

Che ne dici?

Edited by numerodix on 07 March 2011 at 12:10am



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